Perché a volte è così difficile fare semplicemente la cosa giusta per noi?

Quanto è interessante e, allo stesso tempo, controverso questo argomento, che riguarda la vita di tutti noi, ogni giorno e in ogni istante.

Quante volte ci siamo trovati di fronte a un bivio senza sapere quale direzione prendere? Eppure, per quanto il processo decisionale possa sembrare semplice, in realtà nasconde una serie di insidie che non è affatto facile descrivere. Inizierò con un piccolo racconto, per chiarire meglio ciò che intendo quando parlo di “scegliere ascoltando se stessi”.

Riccardo (nome assolutamente fittizio) mi raccontava di un periodo molto difficile della sua vita. Viveva una relazione a distanza con un ragazzo conosciuto all’università: si erano innamorati e, dopo pochi mesi, avevano iniziato a convivere. Purtroppo, però, il destino aveva altri piani. Mirko, dopo alcuni colloqui di lavoro, aveva trovato un’occupazione a Bologna e si era trasferito lì. Era passato ormai circa un anno.

Superata la fase più complessa della relazione — quella in cui Riccardo aveva bisogno di capire se il loro amore fosse davvero più forte della distanza fisica — si trovava ora davanti a un bivio ancora più grande: decidere se trasferirsi anche lui a Bologna oppure restare a Roma, con il rischio concreto che la relazione potesse finire.

Ovviamente, questa storiella è frutto di un momento di creatività che ho lasciato fluire in questo pomeriggio.

La situazione di Riccardo è una di quelle che possono mandare completamente in confusione una persona.

Aveva iniziato a dormire male, con un sonno poco sereno, e durante il giorno si ritrovava spesso a fare le cose sovrappensiero. Anche il capo, nelle ultime settimane, lo aveva ripreso più volte per la sua evidente distrazione. Dopo un po’, sentendo il bisogno di confrontarsi con qualcuno, Riccardo aveva deciso di chiamarmi e chiedere aiuto alla psicoterapia.

Probabilmente anche tu, almeno una volta nella vita, ti sarai trovato di fronte a una situazione simile: da una parte la ragione, dall’altra il sentimento.

Perché parlo di ragione? In questo caso, le motivazioni razionali che tenevano Riccardo ancorato all’incertezza riguardavano soprattutto l’idea che lasciare il proprio lavoro, la propria città e le proprie sicurezze per inseguire un sogno d’amore potesse essere un errore. Un progetto di vita insieme appariva carico di troppe incognite. Dall’altra parte, però, c’era il sentimento: il desiderio di vivere pienamente la relazione con la persona che amava, dalla quale era stanco di sentirsi lontano.

Tra queste due posizioni, entrambe valide e meritevoli di attenzione, nella mente di Riccardo iniziava ad affiorare una terza voce, sotto forma di una domanda capace di generare un profondo dubbio:

“Perché io posso mettere in discussione le mie scelte di vita, la mia volontà, il mio lavoro, la mia città… e lui no?”

È proprio davanti a questa domanda che nella mente di Riccardo emergono incertezze e timori capaci di far tremare il terreno sotto i suoi piedi — o, per essere più concreti, il divano su cui è seduto.

È la domanda che non voleva ascoltare, quella da cui cercava di fuggire. La riflessione che non voleva fare. Perché, in una coppia, deve esistere questa disparità di posizione? Perché qualcuno deve rinunciare a qualcosa mentre l’altro può restare saldo sulle proprie certezze?

Questa domanda squarcia ogni cielo di sicurezza nella mente di Riccardo. All’improvviso, comincia a dubitare di ciò che aveva sempre ritenuto certo, sia rispetto ai suoi sentimenti sia rispetto alla relazione. L’idea che ci fosse una differenza nel “peso” dell’amore tra i due è ciò che più di tutto lo sconvolge. Non riesce a spiegarsi perché lui debba essere disposto a perdere tutto — amici, lavoro, casa, stabilità — mentre l’altro possa continuare il proprio percorso senza mettere nulla in discussione.

Da qui nasce un dubbio doloroso:

È possibile che lui non mi ami quanto io sento di amare lui?
È possibile che, se io dicessi di non volermi trasferire, l’unica soluzione sarebbe lasciarci?
È possibile che tutto dipenda solo da me, mentre lui non prenderebbe nemmeno in considerazione l’idea di trasferirsi a sua volta?

Purtroppo, la situazione di Riccardo sembra proprio questa: se si trasferisce a Bologna, la relazione continua; se decide di non farlo, saranno costretti a lasciarsi.

Quale dilemma può essere più terribile di sentire il peso di una responsabilità così grande gravare interamente sulle proprie spalle?

Ed è proprio qui che qualcosa comincia a cambiare. È nel momento in cui si realizza quanto sia fondamentale seguire se stessi, perché si è — e si sarà sempre — l’unica persona su cui si potrà davvero contare, e a cui non si dovrebbe mai rinunciare, nemmeno a costo di perdere qualcuno che fino a quel momento è stato estremamente importante.

Quando si comprende che una relazione non può dipendere dal volere di una sola persona, le cose iniziano a trasformarsi. Spesso si crede che per ottenere qualcosa basti volerla e sacrificare altro; ma ancora più spesso si scopre che, quando posizioni e responsabilità non sono equilibrate, qualcuno finisce inevitabilmente per rimetterci. E, non di rado, si resta soli e feriti.

Dopo quel giorno, Riccardo ha iniziato a mettere in dubbio la scelta di trasferirsi e ha preso in considerazione l’idea che forse sarebbe stato disposto anche a perdere la relazione, pur di non perdere se stesso. E, paradossalmente, proprio da quel momento ha iniziato a stare meglio.

Non aveva ancora tutte le risposte, ma aveva assunto una nuova posizione nella relazione: un equilibrio maggiore di responsabilità con Mirko, liberandosi dall’idea che, se non si fosse trasferito, la fine sarebbe stata solo colpa sua. Da quel giorno, Riccardo ha iniziato a sentirsi libero di scegliere dove vivere e con chi stare.

Le persone si incontrano e con loro si incontrano i loro desideri. Coloro che integrano e intrecciano i loro desideri hanno maggiori possibilità di vivere felici, chi abbandona il proprio desiderio per percorrere la strada dei desideri dell’altro è destinato alla sofferenza, all’agonia dell’insoddisfazione perpetua.

Scrivimi e raccontami cosa ne pensi e se questo breve racconto ha risuonato qualcosa con te.